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Per Minniti sempre meno giovani trovano lavoro |
| | “Sempre meno giovani under 30 anni trovano posto di lavoro; il dato,nei suoi termini accertati, è da considerarsi allarmante, avendo superato quella che può essere la soglia di una semplice preoccupazione”. Lo afferma il Consigliere provinciale del PdL Mauro Minniti che ha rilevato i dati direttamente dall’ASTAT, l’istituto provinciale di statistica. Nel 2002 le persone in cerca di lavoro fra i 20 ed i 29 anni relativamente alla popolazione giovanile residente, erano il 2,16% che diventano 2,6% nell’anno 2007, ultimo riferimento statistico. Appare ancora più evidente l’aumento di disoccupazione fra i giovani, però, dal dato numerico. Nel 2002 erano 1.300 i giovani in cerca di occupazione, divenuti 1.500 nel 2007 con un incremento di oltre il 15%, peraltro su una popolazione residente fra i 20ed i 29 anni in calo di quasi 2.500 unità nello stesso periodo, ovvero nel complesso del 4%. “Il fatto che attualmente i giovani under 30 riescono più difficilmente di un tempo ad inserirsi nel mondo del lavoro – rileva Minniti – spinge a trovare nuove soluzioni da offrire loro, strumenti che possano fornire ulteriori opportunità professionali. Oggi oltre il 26% dei giovani (erano il 16% cinque anni fa) non trova lavoro e questo rischia di provocare non solo la ricerca di possibilità professionali al di fuori della nostra provincia abbandonando questa terra e quindi venendo meno il loro contributo ad uno sviluppo della nostra provincia, ma significa pure aumento di un disagio che non è solo giovanile quanto anche sociale. L’assenza di prospettive professionali - insiste il Consigliere provinciale del PdL - può provocare inoltre malesseri che difficilmente, una volta emersi, sono risolvibili. L’Ente pubblico ha una grossa responsabilità in questo senso e deve quindi attivarsi affinchè quel 26% circa di giovani in cerca di lavoro confronto all’intero numero di persone iscritte all’Ufficio di collocamento possa subire un livellamento verso il basso, anche perché il dato è in difetto e non in eccesso. Ad esso, infatti, occorrerebbe aggiungere anche il numero di quei giovani (oltre 10.000) non iscritti ad alcun ufficio del lavoro; di essi, una parte saranno certamente studenti, ma risulta difficile sapere quanti effettivamente lo siano, per quanto lo studio non escluda il desiderio di occupazione. In questo contesto occorre promuovere nuove forme di partecipazione giovanile in ambito professionali, magari anche attraverso nuove forme di imprenditoria”, conclude Minniti.
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